Perchè nel 2026 buttare via il calcestruzzo è un’anomalia industriale: il progetto di economia circolare

Il nuovo progetto di economia circolare firmato Tecno-Beton Group 

Ogni giorno migliaia di metri cubi di calcestruzzo rientrano nelle centrali di betonaggio senza essere utilizzati. Per molti operatori rappresentano un costo inevitabile. Per Tecno-Beton Group rappresentano invece una domanda diversa: perché un materiale ancora ricco di valore dovrebbe diventare un rifiuto? 

La transizione industriale di Tecno-Beton Group verso il modello di Holding oltre ad ottimizzare la struttura societaria, ha dato una forte accelerazione ai progetti di Ricerca & Sviluppo focalizzati sulla sostenibilità e sull’economia circolare. Accanto alle soluzioni per il trattamento delle scorie bianche di acciaieria attese tra il 2026 e l’inizio del 2027, l’azienda introduce una tecnologia strategica: un sistema industriale progettato per il recupero e il reimpiego del calcestruzzo di ritorno. 

Sviluppato in collaborazione con il consulente esterno Gianfranco Romano, il progetto risponde a una delle sfide più complesse e sottovalutate del settore dell’edilizia e del betonaggio. 

Il problema: l’impatto del “calcestruzzo di ritorno” 

Negli impianti di betonaggio è frequente che una parte della produzione rientri in centrale senza essere stata utilizzata. Fino a oggi, la gestione di questo “calcestruzzo di ritorno” ha seguito percorsi complessi: 

  • Status di rifiuto: una volta scaricato a terra, il materiale assume legalmente lo status di rifiuto, comportando oneri amministrativi, autorizzazioni complesse e significativi costi di smaltimento. 
  • Soluzioni parziali: l’applicazione finora più diffusa consisteva nel colare il materiale avanzato in grandi blocchi modulari prefabbricati (usati per il contenimento di scarpate o barriere). Una soluzione che evita la discarica, ma che genera manufatti destinati ad accumularsi, senza reinserire davvero la risorsa nel ciclo produttivo primario. 

Parallelamente, il mercato e i recenti CAM Edilizia (Criteri Ambientali Minimi) richiedono un cambio di rotta netto, imponendo una riduzione drastica del consumo di materie prime vergini a favore di materiali recuperati. 

Il problema non è il materiale. È il momento in cui viene gestito. Se il calcestruzzo viene lasciato indurire, diventa un rifiuto con tutti gli obblighi normativi e i costi che ne derivano. Se invece viene intercettato prima, può ancora essere recuperato.

La soluzione Tecno-Beton: un processo industriale controllato 

La sfida vinta da Tecno-Beton oltre ad essere tecnologica, è prevalentemente normativa e di processo. L’obiettivo della soluzione è intercettare il calcestruzzo di ritorno prima che diventi un rifiuto, trasformandolo in un semilavorato dalle caratteristiche controllate, ripetibili e stabili.

L’obiettivo non è riciclare un rifiuto. È evitare che quel materiale diventi un rifiuto. 

Il ciclo di recupero ingegnerizzato si articola in tre fasi chiave: 

  • Intercettazione all’origine: il materiale avanzato viene trattato nella delicata finestra temporale che precede la sua classificazione come rifiuto. 
  • Trattamento meccanico: il calcestruzzo subisce un processo industriale di frantumazione, selezione e classificazione granulometrica. 
  • Conversione in materia prima secondaria: il materiale viene trasformato in un aggregato riciclato pronto per essere reintrodotto direttamente nella produzione di nuovo calcestruzzo, nei limiti stabiliti dalla legge. 

Il valore della tecnologia non sta soltanto nella frantumazione del materiale. Sta nella capacità di controllare l’intero processo, garantendo caratteristiche costanti e ripetibili che consentono di reintrodurre il materiale nella produzione nel rispetto della normativa. 

Conformità normativa e vantaggi economici 

Il quadro normativo introdotto dai CAM Edilizia prevede che il calcestruzzo destinato alle opere pubbliche contenga una quota minima di materiale riciclato o recuperato pari al 5% in massa, fino a punte del 30% o del 100% a seconda della destinazione d’uso e della classe di resistenza. 

L’investimento in questa tecnologia impiantistica offre alle centrali di betonaggio un duplice vantaggio economico e operativo, garantendo un ritorno sull’Investimento (ROI) in tempi brevi. Per una centrale di betonaggio significa: 

  • ridurre drasticamente i costi di smaltimento; 
  • recuperare materia prima già disponibile all’interno del proprio ciclo produttivo; 
  • diminuire l’acquisto di aggregati naturali; 
  • rispondere ai requisiti dei CAM Edilizia e delle gare pubbliche; 
  • trasformare uno scarto operativo in una nuova leva di competitività. 
  • Molto più business. 

Stato dell’arte e prossimi passi: verso l’impianto pilota 

Il progetto ha superato la fase teorica e si trova in uno stato avanzato di sviluppo e realizzazione. Nei prossimi mesi verranno avviati i test operativi presso l’impianto pilota di un cliente partner, una fase fondamentale per validare sul campo l’efficienza dell’intero processo e consolidare i parametri di ripetibilità del materiale. 

La roadmap del team di R&S prevede inoltre un’ulteriore evoluzione: lo sviluppo di applicazioni tecnologiche capaci di trattare e recuperare persino i blocchi modulari accumulati dagli operatori negli anni passati, per restituire valore commerciale e sostenibile a materiale non ancora integrato nelle logiche della circular economy. 

Per anni il settore ha affrontato il tema degli scarti cercando il modo migliore per gestirli. Oggi la vera domanda è diversa: come possiamo evitare che diventino scarti? È questo cambio di prospettiva che guida i progetti di ricerca e sviluppo di Tecno-Beton Group e che, sempre più, definirà la competitività dell’industria delle costruzioni. 

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